Perché tutta questa fretta?
Riflessioni su un mondo che non sa fermarsi.
Negli ultimi anni provo molta frustrazione e anche ansia nel vedere il mondo muoversi sempre più in fretta. La diffusione dei social network ha sicuramente amplificato questa percezione. Lo vedo non solo nella condivisione dei contenuti, ma anche nell’incapacità di vivere pienamente le stagioni, anticipando ogni genere di festa e perdendo, a mio avviso, la bellezza e l’importanza delle tradizioni.
Crescendo ho smarrito un po’ lo spirito natalizio, non lo nego. Purtroppo Dicembre è anche il mese in cui ho perso tre dei miei nonni1, e quei posti vuoti a tavola pesano sempre come macigni. Restano i ricordi, ma anche il dolore della perdita che può attenuarsi con il tempo, ma in fondo sarà sempre lì.
Tuttavia, credo che nel corso del tempo si sia un po’ perso il valore reale di questa festa – e non solo. Vedere negozi e social parlare di Natale già da Ottobre (se non prima) è frustrante. È come se si volesse anticipare ogni evento, sminuendo, invece, la magia del vivere le piccole cose quotidiane che riescono a donare quel qualcosa in più alle nostre vite.
Già il tempo vola ed è difficile stargli dietro, ma perché dobbiamo contribuire anche noi a moltiplicare ancor di più questa fretta?
La bellezza dell’autunno, la magia delle feste.
L’autunno mi ha sempre dato la sensazione di una stagione che invita proprio a rallentare, che evoca un senso di calma e riflessione. Alla bellezza della natura che muta i suoi colori, si lega anche l’oscurità. È il momento in cui la notte arriva prima, in cui il buio ci accompagna, pian piano, verso una nuova luce. È proprio durante questa stagione che si celebra Halloween (o Samhain), in cui si pone attenzione a quel contatto tra mondo dei vivi e dei morti. E quindi, mi chiedo: perché anticipare la luce? Perché non provare ad attendere ancora un mese, prima di addentrarci in un periodo diverso?
Quando sui social vedo quei video in cui passano così facilmente dal 31 ottobre legato alla natura oscura di Halloween al 1 Novembre natalizio, ammetto che mi viene una sorta di nausea. Come se non ci fosse tempo per l’attesa. Bisogna togliere certi abiti e indossarne altri. Subito. All’istante. Senza esitazioni. Senza pause.
Quando giro per negozi e vedo già le lucine e gli addobbi o ancora i dolci Natalizi, mi domando: ma davvero c’è tutta questa esigenza di anticipare i tempi? Non possiamo fare un passo alla volta e goderci il momento?
So perfettamente che ormai viviamo in una società così frenetica dove quasi non puoi permetterti di respirare: devi produrre, seguire un iter ben preciso – studia, lavora, fai una famiglia, ecc -, ma almeno su certe cose non possiamo riprendere un po’ di respiro?
Mi manca un po’ il periodo della mia infanzia. Quando si aspettava con ansia l’8 dicembre, perché proprio quella giornata l’avremmo dedicata ad adornare casa con l’albero di Natale e il Presepe. Quel valore prezioso dell’attesa, che riesce a scatenare in noi un’emozione molto più intensa e autentica. In verità, per fortuna, a casa mia questa tradizione è rimasta. Quando mia nonna è passata oltre, l’8 dicembre abbiamo comunque fatto l’albero in casa sua, come a voler continuare quella tradizione, con la sensazione che lei ne sarebbe stata felice. Un legame che non si può spezzare, neanche con la morte. Ed io vedo qui il vero spirito del Natale. Il suo reale valore.
Non una festa basata solo sul consumismo. Non una corsa ai regali più costosi e spesso inutili, ma un’attenzione ai rapporti personali. Magari andare a cercare dei doni meno elevati per costi, ma più importanti e solidali. Quelli che possono far bene da un lato alle persone che ami, dall’altro lato a chi è meno fortunato di noi. Non sto dicendo che faccio sempre questo genere di regali, ma a volte cerco di preservare questo aspetto. Perché per me il Natale resta un modo per riconnettersi con le persone care, per passare del tempo insieme e per tentare di dar valore, anche piccolo, alla nostra esistenza.
Questo senso di fretta, comunque, lo percepisco anche in altri modi. Non fa in tempo a concludersi l’estate, che già si parla di Halloween. Il giorno dopo, si pensa al Natale. Finita questa festa è Carnevale, poi subito dopo Pasqua, e oh, ecco di nuovo l’estate. Un ciclo continuo, senza pause, senza respiro, che spezza davvero un po’ la bellezza del vivere ogni singolo momento.
La fretta nella lettura e nella condivisione
E questa sensazione la provo anche nel mondo dei libri – settore che seguo più assiduamente e al quale sono legata -. Anche qui sembra essere la fretta, più che la passione a muovere tutto. Bisogna arrivare primi davanti alle nuove uscite, leggere tanto, condividere pile di libri letti, sfornare quotidianamente contenuti, perché devi seguire l’algoritmo, devi farti bello davanti alle case editrici se vuoi collaborare con loro. Ma alla fine, quanto rimane di quello che si è letto? E davvero si legge con attenzione ogni singolo libro? No, non sono tra quelle persone che condanna chi riesce a recuperare tanti libri al mese. Secondo me c’è chi ha l’abilità di leggere velocemente e, comunque, dipende anche dai libri scelti. Alcuni sono più scorrevoli di altri e non richiedono una grande soglia di attenzione, altri – come classici o saggi – hanno bisogno di molto più tempo per essere assimilati.2
Il senso del mio discorso, però, è un altro: credo che i social, da un lato, abbiano sicuramente contribuito ad avvicinare soprattutto i giovani alla lettura, ma, allo stesso tempo, ci stiano sempre più buttando in una centrifuga di contenuti che spesso risultano vuoti, privi di spessore, superficiali. Inizio a notare tanti post o reel uguali, con sempre gli stessi consigli – soprattutto di grandi classici -. È come se questa voglia di correre, di arrivare e di seguire il flusso, abbia un po’ fatto perdere il vero senso del parlare di libri on-line e condividere la propria passione. Non so se il mio pensiero sia chiaro, ma scrivendo su blog letterari da tanti anni, ho percepito questo cambiamento. Ora siamo forse in troppi3 ad avere un profilo sul tema e, allo stesso tempo, in questa moltitudine di consigli, spesso ci si perde. Non è sempre facile preservare la propria autenticità. Anche se, ovviamente, si trova anche qualcosa di buono, eh! E per fortuna!
Io sono una lettrice lenta e, sebbene in passato mi sia lasciata coinvolgere in questo meccanismo del devi creare contenuti rapidamente altrimenti resti indietro, ho capito che questo approccio, alla lunga, mi stava facendo male. Ed io da una passione simile voglio estrarre solo il bello. A me il libro deve comunicare sempre qualcosa, devo trovare pezzi di me, o deve donarmi quel valore aggiunto. Può anche solo intrattenermi, ma voglio dedicare a ogni singola lettura il giusto tempo, così come trovare le parole più opportune, anche se questo richiede molte ore di lavoro. Ho la fortuna di collaborare con diverse case editrici e, anche se a volte mi sento in colpa perché ci metto tempo a leggere e scrivere il mio pensiero, sono anche mossa dalla volontà di leggere davvero e con cura quell’omaggio e cercare di buttar giù pensieri più approfonditi. Non voglio ridurre le mie riflessioni a un semplice “Bello, lo consiglio!” e copia-incolla della trama che si può trovare ovunque.
Riscoprire il valore della lentezza
Credo che sia importante, quindi, riscoprire il valore della lentezza. Provare a respirare lo scorrere delle stagioni, a dare vera importanza a ogni singola festa, lasciandoci trasportare da quel senso di attesa capace di farci provare un’emozione più grande. E sì, magari mettere anche qualche contenuto in meno, ma realmente sentito. Perché, a mio avviso, le case editrici o autori seri dovrebbero essere capaci di capire il vero valore di ognuno di noi. E sì, forse ci impiegheremo più tempo, ma la fretta non andrà a guastare tutto.4
Ovviamente è solo un mio pensiero, magari anche sbagliato. Ognuno di noi vivrà le feste e i social in maniera diversa, e ci sta. Tuttavia, continuo a pensare che la fretta possa smorzare la magia di ogni esperienza, e vada anche a rovinare la bellezza di certe feste o letture significative.
In realtà di nonni non ne ho proprio più… ma perderne tre a dicembre è tosta.
Ecco, però, lo ammetto, quando vedo leggere 10/20 classici al mese, i dubbi li ho anche io…
Fermi tutti. Non sto dicendo che non sia giusto creare la propria pagina social o il proprio blog per diffondere questo bellissimo virus culturale. Però, credo che sia importante cercare sempre di essere sé stessi e non la copia della copia della copia di qualcun altro. Perché nel corso degli anni io ho visto molti profili ‘grandi’ copiare le idee dei piccoli senza citazione, o negli ultimi tempi troppi post simili, che non danno nessun valore aggiunto, a mio modesto parere.
Che poi, ci metterò una vita a leggere e scrivere pensieri, ma almeno non mi limito a mostrare libri nelle storie o nei video, e poi non leggerli mai…

